ANCHE LE DONNE HANNO PERSO LA GUERRA
DRAMMA di Curzio Malaparte
Regia di Renato Baldi

Un dramma cinicamente crudo, ambientato a Vienna nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale, dove vive una famiglia borghese, decaduta a causa della guerra, composta unicamente da donne: Frau Emma Graber, vedova e madre di due figlie Clara e Lilly, Enrica sua nuora, anch'essa vedova di guerra.
I soldati sovietici che occupano la città, i vincitori, sfruttano le donne austriache, ovvero i vinti, obbligandole a prostituirsi. A loro, alle donne, disposte a tutto per fame, in cambio delle loro prestazioni viene consegnato un “buono” da utilizzare per comperare cibo.
In questo contesto si manifestano gli stati d’animo dei singoli personaggi. Il cinismo del vincitore, che per dovere arruola le prostitute per i soldati, ma che in fondo lascia forse trasparire un po' di umanità che sembrava non appartenergli. La rassegnazione della donna, vinta, che invece tenta, con altrettanto freddo cinismo, di recuperare la dignità perduta. Il soldato che pur vincitore sul campo di battaglia, sente l’avvilimento del vinto di fronte agli orrori che la guerra trascina con sé. I sentimenti di tutti, profondamente mutati dalle vicende della guerra, che fanno apparire ognuno diverso da quello che era e che certamente non sarà più.

IL LETTO OVALE - ANNO 2009
Commedia brillante in 2 atti di Ray Cooney & John Chapman
Regia di Renato Baldi

Si tratta della versione Italiana della commedia brillante di Ray Conney e John Chapman “Move over Mrs Markham”, intricata vicenda dai toni esilaranti e coinvolgenti. L’azione si svolge in un salotto borghese dei nostri giorni, ed in una camera da letto, invero un po’ affollata, dove i protagonisti sono tutti fortemente caratterizzati. E’ il classico confronto tra due coppie, dove i tentati tradimenti si intrecciano con vari imprevisti in una serie di peripezie e di imbarazzanti equivoci. Frenesia, eccitazione e un pizzico di follia portano alla resa dei conti finale, attraverso una serie di esilaranti colpi di scena, e dove, come nelle più classiche commedie, la verità verrà a galla.

I PERSONAGGI
Philip e Johanna Markham nel ruolo della coppia attorno a cui ruota la serie di personaggi bizzarri. Henry Lodge, socio di Philip e donnaiolo impenitente e Linda, sua moglie, che, trascurata, decide di provare l’ebbrezza del tradimento. Alistair Spenlow, arredatore di interni dagli atteggiamenti ambigui. La divertente Miss Smythe, scrittrice di favole per bambini e Silvia, ragazza alla pari che non disdegna le avance di Alistair. Infine Miss Wilkinson, centralinista molto disinibita, che accetta l’esplicito più che galante invito telefonico di Henry e Mr.Walter Stevenson, uomo d’affari disponibile alle scappatelle.

NOTE di REGIA
Si è scelto di valorizzare il perfetto meccanismo comico, giocando sui dialoghi, sui movimenti, sulla mimica, e cercando il giusto ritmo ad una commedia che, a dispetto della leggerezza del testo, è di non facile realizzazione. Il letto ovale (in una camera piuttosto affollata) è una farsa piccante al punto giusto, con allusioni, gags, doppisensi, equivoci ed intrighi che portano lo spettatore in un mondo spensierato dove il divertimento è il solo scopo della serata.

FESTA IN FAMIGLIA - ANNO 2008
Commedia brillante in 2 atti di Alan Ayckbourn
Regia di Renato Baldi

LA VICENDA
E’ l’anniversario di matrimonio dei signori Gray e l’evento è anche l'occasione per mettere in evidenza rapporti familiari lacerati e vecchi rancori tra genitori e figlie e tra le figlie stesse ed i rispettivi uomini. Come non bastasse, l’atmosfera della festa viene pervasa dall’ombra del sospetto, insinuato da una lettera di una vicina di casa in cui si ipotizza un conflitto tra i due genitori che pare debba sfociare nell’omicidio di uno dei due. Sarà vero oppure una semplice maldicenza di un vicino impiccione? La vicenda si sviluppa nella ricerca di una prova che dia conferma ai sospetti, ed ogni singolo comportamento dei genitori viene analizzato come un tentativo di sopprimere l’altro. Un susseguirsi di situazioni caratterizzate dal tipico humor inglese, dove i personaggi protagonisti sono le donne: le tre figlie e la mamma, mentre i personaggi maschili sono dei comprimari, sopportati o usati.

NOTE DI REGIA:
Bell’esempio di teatro contemporaneo, a mezza strada tra Pirandello e la commedia all’italiana, “Festa in famiglia” si caratterizza per una sottile linea nera, fatta di umorismo corrosivo, di battute fulminanti e di situazioni grottesche che lo attraversa per tutta la durata. Il testo di Ayckbourn, più che sull’azione e sugli eventi spettacolari, è giocato sulle battute taglienti, sui doppisensi, sulle pause significative, sulla smorfie deformate degli interpreti. Gli attori devono caratterizzare i personaggi mettendo in relazione soggetti antitetici tra loro ma anche interpretando i particolari aspetti psicologici di ciascuno di essi, con un lavoro di scavo molto accurato, ma anche di grande rigore interpretativo. Si ride molto, ma si ride spesso amaro, si ride dello squallore, dell’infelicità, delle nevrosi, della difficoltà di un rapporto che sia autenticamente affettuoso. Niente lieto fine e nessuna conclusione, ma uno scioglimento giustamente aperto a differenti interpretazioni.

A SCATOLA CHIUSA - ANNO 2007
Commedia brillante in 2 atti di Georges Feydeau
Regia di Renato Baldi

La vicenda è ambientata nella Parigi di fine ‘800, nella casa di Monsieur Pacarel, ricco ed incolto industriale parigino, il quale si mette in testa di dare lustro alla famiglia facendo rappresentare, al Teatro dell’Opera di Parigi, un’opera che la figlia, sedicente scrittrice, ha composto. A tale scopo Pacarel pensa di ingaggiare personalmente un famoso tenore per cederne poi il contratto all’Opera e far rappresentare, in cambio, l’opera scritta dalla figlia.
Credendo di ingaggiare il famoso tenore, in realtà Pacarel assume un giovane studente, per di più stonato, che vuole trasferirsi a Parigi per studiare all’Università. Da questo equivoco scaturisce un susseguirsi di situazioni paradossali che coinvolgono tutti i personaggi con scambi di persona, amori supposti fra il giovane, la moglie di Pacarel ed una sua amica-rivale. Alla fine, a sorpresa, tutto si chiarirà, ma resta il fatto che non si deve mai comperare nulla “a scatola chiusa”…!
Come in tutte le sue opere, Feydeau ritrae la società di fine Ottocento usando i meccanismi della comicità, regolati alla perfezione come un meccanismo ad orologeria, dove tutti gli ingranaggi, per quanto complicati e paradossali, funzionano alla perfezione nel grande gioco della comicità scenica.
Al regista ed agli attori resta il compito di mantenere sempre in tensione il ritmo della comicità, esaltando la vena di umorismo e finezza di spirito che, a distanza di più di cent’anni, fanno sì che il teatro di Feydeau continui ad essere estremamente popolare.

IL VENTAGLIO - ANNO 2006
Commedia in 2 atti di Carlo Goldoni
Regia di Renato Baldi

Scritta in italiano nel periodo del soggiorno francese di Goldoni, la commedia fu impostata per essere seguita e compresa da un pubblico straniero, quindi giocata sulla convenzione teatrale, il gesto e l’azione più che il linguaggio. Da qui l’idea della regia di fondere l’esigenza espressiva del Goldoni, che proponeva il suo lavoro ad un pubblico Francese, a quella di oggi di voler presentare una commedia agile e festosa ad un pubblico che, oltre a godere del ritmo e dell’azione teatrale, può e vuole godere anche dell’espressione verbale: personaggi e parole, popolani che usano il loro dialetto veneto e nobili e borghesi che si esprimono in lingua italiana.
Al centro della scena non c’è un personaggio ma un oggetto, un ventaglio che, cadendo e rompendosi, scatena una serie di equivoci, gelosie, sospetti, maldicenze.
Da questo stupido e banale evento, la normale e monotona vita del villaggio si scatena e si trasforma in teatro, comicità, risata. Evaristo e Candida hanno l’occasione per manifestare il loro reciproco amore, contrastato da equivoci e pettegolezzi, il Barone, con l’aiuto di un vanaglorioso e buffo Conte, tenta un improbabile avvicinamento amoroso a Candida, Crespino e Giannina, innamorati, sono contrastati nella loro volontà di matrimonio da un burbero fratello di lei, Moracchio, che la vorrebbe in sposa all’amico oste Coronato.
Per Goldoni, si sa, il lieto fine è scontato.
“Questa è una gran Commedia” scriveva l’autore quando la rappresentò e gran commedia è riconosciuta da autori che, nel tempo, l’hanno riproposta e trasformata, da registi ed attori che l’hanno rappresentata e dall’immenso pubblico che l’ha goduta.

MONSIEUR CHASSE - Il signore va a caccia - ANNO 2005
Commedia brillante in 3 atti di Georges Feydeau
Regia di Renato Baldi

Quando “Il signore va a caccia”, si sa, lo fa per ingannare la moglie e poterla sorprendere in flagrante reato di adulterio e dedicarsi all’amante. Ma quando la moglie tradita scopre i sotterfugi del marito, decide di ripagarlo accettando la corte del migliore amico di lui.
Al n.40 di Rue d’Athènes, a Parigi, ne capitano di tutti i colori. Duchotel, il marito, si apparta con la sua amante e, a sua insaputa, la moglie Leontine, proprio per vendicarsi, si vuole concedere ad uno suo spasimante, il dottor Moricet, medico e poeta della domenica, amico del marito. E poi si susseguono Gontran, nipote nulla-facente, Bridois, commissario di polizia non molto arguto, e Madame Latour, contessa caduta in disgrazie ed ora scesa al rango di portinaia.
Casualmente si ritrovano marito, moglie, amanti, squattrinati dandy e… poliziotti, in un vorticoso turbine di situazioni e di risate che lascia letteralmente senza fiato lo spettatore. Equivoci, menzogne, porte che si aprono e si chiudono lungo tutta una notte di follie.
Un vero e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi perfetti, di entrate ed uscite a ripetizione, di continui colpi di scena, che la regia di Renato Baldi ha voluto sottolineare anche con quel tanto di macchiettistico che inevitabilmente vi si trova, pur senza trascurare alcuni bei momenti "alla Wilde" ricchi di fulminanti aforismi, e di osservazioni ingegnose che illuminano rapidamente i caratteri dei personaggi ed un intero perbenistico tessuto sociale

L'EREDITA' - ANNO 2004
Commedia in 2 atti tratta da "QUANDO AL PAESE MEZOGIORNO SONA" di Eugenio Ferdinando Palmieri
Regia di Renato Baldi

In un paese di provincia vivono, ma forse è meglio dire "si sopportano", due famiglie di proprietari terrieri, imparentate tra loro, i Camisan e i Pavanello. Improvvisa giunge la notizia del ritorno, imminente, di un loro cugino emigrato in America molti anni prima in cerca di fortuna. La prospettiva di una grossa eredità mette in evidenza le divisioni tra le due famiglie: tutti, padroni e servi, gettano la maschera del loro perbenismo ipocrita ed emerge un quadro di desolante miseria morale.
Emergono disonestà negli affari e relazioni adultere, interessi economici e relazioni peccaminose, che mettono a nudo la desolante immoralità e disonestà dei protagonisti.
Ma tutto viene messo a tacere nel segno della convenienza, perché al ricco parente in arrivo le due famiglie devono mostrare un'immagine di concordia e di onestà.
Pagherà infine questa opportunistica farsa?

La regia, pur mantenendo il taglio comico del testo, ricco di battute e di colpi di scena, la Regia ha voluto sottolinearne la componente “nera”, per certi aspetti simile alla Mandragola di Machiavelli. Nessuno dei personaggi è infatti mai quello che sembra: dietro la maschera del Perbenismo e della Moralità, sempre enunciata e mai davvero applicata, si cela il più bieco cinismo e l’ipocrita falsità. Un gioco teatrale di finzioni e doppiezze: Talmente falso da sembrare vero.

UN'OMBRA DE BIANCO - ANNO 2003
commedia dialettale di Gino Rocca con prologo scherzoso di Giacinto Gallina
Regia di Renato Baldi

Sebastiano, “vecchio fanciullo” di più di cinquant’anni, è da sempre sopraffatto dalla figura del padre “Il Senatore”, che gli impedisce ogni iniziativa e per questo egli, pur in età matura, è rimasto pieno di complessi.
Nemmeno dopo la morte del Senatore il povero Sebastiano riesce a prendere in mano la gestione della casa e della sua vita, in quanto l’arrivo del figlio Carlo, giovane ma già illustre ingegnere ripropone la situazione di sempre: alla figura “dell’illustre genitore” si sostituisce quella “dell’illustre figlio”. Il suo destino, pur condizionato dai propri limiti, dipende dalla personalità dominante prima del padre e poi del figlio che lo soffocano. La frase “.…te offro un’ombra de bianco…”, da loro ripetuta, sancisce la condizione di sottomissione di Sebastiano.
Gino Rocca aveva pubblicato questa commedia nel 1935, in lingua, con il titolo di Niente e l’ha quindi riproposta in dialetto veneto nel 1937 con il titolo di Un’ombra de bianco che qui viene presentata.
Questa trasposizione in dialetto di un testo in lingua ci ha spinto a proporre, in un breve prologo, uno “scherzo” di Giacinto Gallina in cui si polemizza ironicamente sull’uso teatrale del dialetto che qualcuno vorrebbe confinare a palcoscenici secondari.

I SELVADEGHI - ANNO 2002
tratto da I Rusteghi di Carlo Goldoni
Regia di RENATO BALDI

"I Selvadeghi": così Goldoni avrebbe intitolato la sua Commedia se fosse vissuto a Verona, o così presumiamo noi. Proprio per meglio aderire ai personaggi si è voluto trasporre in dialetto veronese il testo veneziano de "I Rusteghi".
La Commedia anticipa i mutamenti di un mondo familiare e sociale tutto al "maschile", facendo entrare le donne-moglie come protagoniste. Non a caso il leader femminile, Siora Felice, assume lo stile oratorio dell'avvocato nel difendere l'operato delle mogli le quali intrigano affinchè i due innamorati si possano almeno vedere, ".. che i se piasa almanco!". I mariti, quando scoprono l'intrigo, sono profondamente feriti nel loro ruolo di padri-mariti-padroni e cercano di trovare soluzioni adeguate: "Bisogna castigarle... umiliar la superbia de le mojer!". Alla fine le mogli ritrovano un punto di equilibrio tra la consapevolezza della dignità femminile e l'affetto per i signori mariti e si può quindi concludere che, pur nel rispetto del ruolo maschile tradizionale, l'esigenza di un diverso modo di stare insieme è ormai lanciato ...
Dopo più di 200 anni Goldoni ci ripropone problemi di relazione di coppia ancora spesso irrisolti.

GIULIETA … L'ULTIMA - ANNO 2001
di Tolo Da Re
Regia di RENATO BALDI

La commedia trae lo spunto dalla "tragedia immortale" Shakespeariana per riproporla in veste tragicomica. E' ambientata nel 1954 nella incantevole cornice di Piazza delle Erbe di Verona, un pezzo forte del colore locale. Sotto i grandi ombrelloni della piazza, dove sono esposte vivaci ceste di frutta e verdura, nascono e si sviluppano quotidianamente le liti tra due famiglie rivali per ragioni di concorrenza: i Radeci e i Brocoleti, come un tempo i Montecchi e i Capuleti. Alcune citazioni "classiche" legano gli eventi tragici narrati nella leggenda con quelli spiritosi e talvolta comici che questa parodia ambienta nella Piazza Erbe degli anni '50. L'amore di "Giulieta e Romeo", questa volta "…l'ultimo" in ordine cronologico, nasce tra i banchi e le ceste del mercato, quasi un pretesto per raccontare la vita della Piazza ed il colore locale. A dare maggior forza a questa interpretazione sono inserite nella narrazione alcune poesie dialettali di Tolo Da Re.

I LAVANDARI NO I CANTA PIU' - ANNO 2000
di Tolo Da Re
Regia di RENATO BALDI

La commedia narra la vicenda vissuta dai lavandari di Avesa nell'immediato dopoguerra quando il loro antico mestiere veniva soppiantato dall'arrivo delle lavanderie "elettriche". Tutto questo è rappresentato da Tolo da Re nel racconto di questa trasformazione sociale e psicologica che coinvolge il borgo di Avesa e sconvolge i vari personaggi che animano la commedia. L'inizio di questa nuova era tecnologica comporta un mutamento quasi epocale per la popolazione "lavandara" di Avesa che, se da un lato dà l'illusione di un futuro benessere, dall'altro distrugge l'aspetto romantico e "sentimentale" che da sempre ha caratterizzato la vita del borgo, per molti aspetti un po' naif.

   
 
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